La ricerca del Bene Comune. Bestiario politico di provincia è una favola satirica per adulti ambientata a Borgoscavo, una città immaginaria dove tutto sembra funzionare alla perfezione. Le piazze sono ordinate, gli animali si salutano cordialmente e il Bene Comune è la parola più pronunciata in ogni riunione, discorso o convegno.
La protagonista è una Talpa curiosa e autoironica che, dopo anni trascorsi nelle gallerie della politica locale, riceve un incarico tanto semplice quanto misterioso: capire che cosa sia davvero questo Bene Comune di cui tutti parlano.
La sua ricerca la porta a incontrare una straordinaria galleria di personaggi: il Pavone sindaco; il Gabbiano segretario sempre in movimento; l’Airone, ex amministratore dal linguaggio ricco di grandi visioni; il Pinguino assessore impeccabile; il Camaleonte che si adatta a ogni stagione; le Oche, le Iene, le Formiche instancabili, la Volpe consulente, la Rana dagli innumerevoli incarichi e molti altri animali che popolano la vita pubblica di Borgoscavo e tanti altri personaggi.
Tra riunioni interminabili, convegni, feste cittadine, commissioni, sogni e incontri inattesi, la Talpa osserva un mondo che conosce bene perché ne ha fatto parte. Un mondo fatto di ideali e ambizioni, di generosità e vanità, di sincero impegno e piccoli opportunismi.
Ispirato liberamente a esperienze reali, il libro non è un racconto sulla politica in senso stretto, ma una riflessione ironica e malinconica sulla natura umana, sui rapporti di potere, sulle illusioni collettive e sulle contraddizioni che accompagnano ogni comunità. La città felice può essere infatti qualunque città che conosciamo.
Con uno stile leggero, divertente e a tratti filosofico, La Talpa racconta una città popolata da animali che assomigliano sorprendentemente agli esseri umani. E forse, tra le sue pagine, ogni lettore finirà per riconoscere qualcuno che ha incontrato nella propria vita. O persino se stesso.

Intervista all’autore, Marcello Tarozzi
Dopo anni di silenzio politico, perché ha scelto proprio adesso di scrivere questo libro?
Si dice spesso che chi lascia la politica smetta di occuparsene. Non credo sia vero. La politica non coincide con un partito o con un incarico. È presente nelle scelte che compiamo, nelle idee che difendiamo, nel modo in cui viviamo insieme agli altri. In questo senso non ho mai smesso di interessarmene. Semplicemente ho cambiato punto di osservazione. Dopo quasi dieci anni sentivo di avere la distanza necessaria per raccontare quel mondo con maggiore libertà e, forse, con maggiore ironia. Quando si è dentro una storia si tende a vedere solo gli eventi. Quando ci si allontana si cominciano a vedere anche i personaggi.
- La Talpa è lei oppure è soltanto una sua caricatura?
La Talpa è un animale curioso. Vede poco, ma ascolta molto. Passa il tempo in gallerie che gli altri raramente frequentano e ha il difetto di prendere sul serio ciò che le persone dicono. In questo senso mi assomiglia. Ma la Talpa non sono io. O meglio, non sono soltanto io. È una caricatura di alcune mie caratteristiche, ma potrebbe rappresentare chiunque abbia creduto sinceramente in qualcosa e abbia poi scoperto che la realtà è più complicata delle proprie aspettative. È parte di Borgoscavo, non un osservatore esterno. E questo era importante: non volevo raccontare una città dall’alto di una presunta superiorità morale.
- Borgoscavo assomiglia a Imola?
Borgoscavo assomiglia a molte città italiane. Chi vive a Imola troverà certamente qualcosa di familiare, ma credo che lo stesso accadrebbe a chi vive altrove. Le dinamiche del potere locale, le ambizioni, le amicizie, le rivalità, le illusioni e le piccole vanità sono sorprendentemente simili ovunque. Ho usato una città immaginaria proprio per allargare lo sguardo. Mi interessavano gli esseri umani più che la geografia.
- Molti lettori proveranno a riconoscere persone reali dietro gli animali. È un gioco che la diverte o la preoccupa?
Mi diverte, purché resti un gioco. Gli animali non rappresentano persone specifiche. Sono costruiti assemblando caratteri, comportamenti, tic, atteggiamenti e situazioni osservate in quasi vent’anni di vita pubblica. In alcuni casi un personaggio contiene qualcosa di dieci persone diverse. In altri casi una persona potrebbe riconoscersi in più animali contemporaneamente. Sarebbe già un buon motivo per preoccuparsi.
- Nel libro nessun personaggio appare completamente buono o completamente cattivo. È una scelta narrativa o una convinzione maturata con l’esperienza?
È una convinzione maturata con l’età. Da giovani si tende a dividere il mondo in categorie semplici: giusti e sbagliati, buoni e cattivi, amici e avversari. Poi si scopre che gli esseri umani sono molto più confusi di così. Nel libro l’Orso dice che siamo tutti “mescolati”. È probabilmente la frase che sento più vera. Ho conosciuto persone generose e vanitose, idealiste e opportuniste, leali e ambiziose. Spesso erano le stesse persone. Talvolta nello stesso giorno. Non possiamo ridurre un essere umano a una sola caratteristica, perché ciascuno di noi contiene molte più contraddizioni di quelle che è disposto ad ammettere.
- Alcuni potrebbero leggere il libro come un regolamento di conti mascherato da favola. Cosa risponde?
Marco Aurelio scriveva che la migliore vendetta consiste nel non assomigliare a chi ci ha offeso. Non so se qualcuno mi abbia offeso, ma so che non avevo alcun interesse a scrivere un libro per regolare dei conti. Se avessi voluto farlo, avrei scritto nomi e cognomi. Sarebbe stato molto più facile. Questo libro nasce da una domanda diversa: cosa impariamo sugli esseri umani quando trascorriamo molti anni dentro un’organizzazione politica? Non parla della politica di oggi e nemmeno dei suoi protagonisti attuali. Parla di un periodo della mia vita e di ciò che ho osservato. Oggi faccio altro, scrivo libri e guardo quel mondo con curiosità, non con rancore.
- Ha mai pensato di tornare in politica?
No. Ho scoperto che la libertà è una cosa straordinaria. Posso scrivere ciò che penso, criticare chiunque, cambiare idea senza dover chiedere il permesso a una corrente, a un gruppo dirigente o a un alleato. Non scambierei questa libertà con una candidatura, un assessorato o una poltrona in qualche organismo più o meno importante.
Detto questo, continuo a credere che la buona politica sia fondamentale. Sono cresciuto in una stagione in cui i partiti erano luoghi di formazione, discussione e partecipazione. Si poteva iniziare da volontario, fare esperienza e, almeno in teoria, contribuire alla vita pubblica anche senza grandi disponibilità economiche o reti di relazioni particolarmente influenti.
Oggi ho l’impressione che contino molto di più i soldi, le conoscenze e la capacità di muoversi all’interno di reti sempre più ristrette. Questo rende più difficile per una persona normale avvicinarsi alla politica e percorrere un cammino simile a quello che molti della mia generazione hanno potuto fare.
Continuo a credere nel valore dei partiti democratici radicati nelle comunità e capaci di formare una classe dirigente. Temo però che quella stagione storica sia in gran parte terminata e che difficilmente tornerà nelle forme che abbiamo conosciuto.
Forse è anche per questo che oggi preferisco raccontare la politica attraverso i libri piuttosto che praticarla direttamente.
- Dopo aver trascorso un intero libro a cercare il Bene Comune, oggi pensa di aver capito dove si trova?
No. E diffido profondamente di chi sostiene di averlo trovato una volta per tutte. Credo però di aver capito dove non si trova. Non si trova nelle parole troppo grandi, negli slogan o nelle dichiarazioni solenni. Forse il Bene Comune assomiglia a certe cose che passano inosservate: una persona che svolge bene il proprio lavoro, un insegnante che dedica tempo ai suoi studenti, qualcuno che aiuta un altro senza aspettarsi nulla in cambio.
Continuerò a cercarlo, naturalmente. Ma sospetto che abbia il vizio di nascondersi nei luoghi meno appariscenti. E forse è proprio per questo che vale la pena cercarlo.

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