Il fotovoltaico non è una soluzione al risanamento ma una operazione finanziaria di mero guadagno. Serve altro. Anzi, serve fare qualcosa. Comunicato Stampa di “VEDIAMOCI CHIARO”.
Il Fotovoltaico non è Risanamento Ambientale
Il nuovo impianto fotovoltaico annunciato da Herambiente e Comune di Imola sul sito Tre Monti va tenuto distinto, con chiarezza, dalla questione ambientale della discarica. Dai comunicati ufficiali risulta infatti che l’intervento riguarda la copertura dell’impianto di trattamento meccanico biologico (TMB), su circa 7.000 mq, con potenza prevista di 999 kWp e produzione annua stimata di oltre 1 milione di kWh, destinata alla Comunità Energetica Rinnovabile (CER) del Circondario Imolese.
Nello stesso comunicato il Comune inserisce il progetto nel “più ampio piano di ripristino ambientale del sito” e parla di “nuova fase” e di “rigenerazione ambientale”. A nostro avviso, però, è importante evitare una sovrapposizione comunicativa tra piani diversi. Un impianto fotovoltaico sul tetto di un capannone industriale è, in sé, un’operazione energetica legittima e potenzialmente utile, ma non equivale di certo a un risanamento ambientale della discarica, né costituisce prova del superamento delle criticità storiche del sito.
Le Criticità Ambientali e i Dati di Monitoraggio
Sul piano ambientale, i documenti ARPAE confermano che una criticità storica reale c’è stata e c’è tutt’ora: la sorgente di contaminazione è stata individuata nell’area adiacente alle vasche V1-V2, per perdite di percolato avvenute in passato, e la rete di monitoraggio è stata progettata proprio per verificare l’eventuale migrazione verso valle, fino ai piezometri esterni all’area della discarica, in prossimità del Rio Rondinella. ARPAE, nell’ultimo suo report pubblicato nel 2023 relativo ad una indagine isotopica condotta nel periodo 2015-2022, esclude che i superamenti delle CSC a carico di alcuni parametri quali Solfati, Ferro, Manganese, Boro e Nichel registrati nei piezometri esterni alla discarica, siano in relazione alla fuoriuscita di percolato dalle vasche. A giustificazione di tale situazione vengono ipotizzate diverse cause quali i lavori di bonifica delle vasche, o la loro naturale presenza nel substrato, o ancora la concentrazione superiore a quella rilevata nel percolato.
Va detto che queste conclusioni di ARPAE ci hanno sempre lasciati molto perplessi sia per le modalità con cui è stata condotta l’indagine, sia in merito alla interpretazione dei risultati. Rimane un dato di fatto e cioè che i risultati delle ultime indagini condotte da HERA nel maggio 2025 confermano i medesimi superamenti delle CSC nelle acque dei piezometri sia interni che esterni alla discarica. Non è cambiato nulla, anzi, in uno dei piezometri esterni (PZ12), è stato rilevato un superamento a carico del Nichel (38 µg L-1 a fronte di un limite normativo di 20 µg L-1), elemento riconosciuto da ARPAE come tracciante (o marker) di percolato. Appare evidente come permangano elementi di criticità nel sito Tre Monti e come siano necessari ulteriori studi indipendenti per chiarire il nesso tra la presenza di questo impianto industriale e quello di contaminanti nel suo intorno.
La Fase Post-Operativa e le Richieste di Approfondimento
Inoltre, ricordiamo che la discarica, ora entra in una fase di gestione post-operativa di almeno 30 anni, e comunque deve restare sotto sorveglianza finché può comportare rischi per l’ambiente. La normativa richiede che, nella fase post-operativa, continuino la sorveglianza, il controllo e il monitoraggio delle matrici ambientali e delle emissioni, inclusi percolato e gas di discarica.
Per queste ragioni, a nostro avviso sarebbero necessari almeno i seguenti approfondimenti che, da anni, chiediamo con insistenza:
- Aggiornamento del modello idrogeologico di sito, con verifica indipendente della reale connessione tra area sorgente, piezometri interni, piezometri esterni e Rio Rondinella, includendo campagne stagionali e in occasione di eventi meteorici significativi. Il fatto che la rete sia stata costruita proprio per indagare la possibile migrazione verso il recettore superficiale rende questo approfondimento particolarmente importante.
- Rafforzamento del monitoraggio delle acque sotterranee e superficiali, con ulteriori piezometri di valle, profili verticali, confronto sistematico tra marker chimici e isotopici, e monitoraggi del Rio Rondinella a monte e a valle del sito, così da valutare non solo la presenza di superamenti ma anche la compatibilità spaziale e temporale con eventuali rilasci dal corpo discarica. Questo è coerente con il fatto che la sorveglianza post-operativa deve servire a prevenire effetti negativi sull’ambiente e ad accertare eventuali superamenti di soglie di accettabilità.
- Studio più robusto della matrice atmosfera, non limitato al biogas captato ma esteso alle emissioni diffuse superficiali e perimetrali, agli odori e agli eventuali composti traccianti, perché la fase post-mortem di una discarica non riguarda solo l’acqua ma anche le emissioni residue, incluso l’impatto ambientale e olfattivo del biogas.
- Verifica nel tempo dell’efficacia della copertura finale (capping) e dei sistemi di drenaggio e captazione, con controlli su assestamenti, infiltrazioni, percolato e gas, perché il completamento della copertura non coincide automaticamente con l’assenza di impatto residuo. Il Comune stesso indica che le attività di copertura definitiva sono una fase distinta e successiva alla cessazione dei conferimenti.
- Valutazione di Impatto Sanitario (VIS) o altro percorso strutturato di verifica sanitaria sulla popolazione residente, con metodologia pubblica e indipendente. Le linee guida nazionali del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità definiscono la VIS come lo strumento per stimare gli impatti complessivi, diretti e indiretti, sulla salute umana, e la Regione Emilia-Romagna la considera un riferimento metodologico da integrare nelle valutazioni ambientali.
- Indagine epidemiologica locale o studio di sorveglianza sanitaria, calibrato sulla popolazione residente nelle aree maggiormente esposte alla viabilità di accesso e al sito, non per trarre automaticamente conclusioni causali, ma per verificare se vi siano segnali meritevoli di approfondimento rispetto a esiti respiratori, cardiovascolari, oncologici e di benessere percepito. Una valutazione sanitaria seria dovrebbe affiancare, non sostituire, il monitoraggio ambientale.
Conclusioni e Appello ai Candidati Sindaco
In conclusione, l’impianto fotovoltaico sul TMB può essere valutato positivamente come intervento energetico, ma non dovrebbe essere presentato come se coincidesse con il risanamento del sito discarica. Le due questioni non sono sovrapponibili. La prima riguarda la produzione di energia rinnovabile; la seconda riguarda una discarica con una storia di criticità, oggi entrata in una lunga fase post-operativa, nella quale servono prudenza, trasparenza, controlli rafforzati e anche una verifica sanitaria indipendente sulla popolazione residente. . Dunque attenzione a occasionali operazioni di greenwashing che nulla hanno a che vedere con il vero e costosissimo problema della bonifica e gestione post-mortem.
Invitiamo perciò i candidati Sindaco a considerare questi aspetti e a proporre soluzioni tecniche e finanziarie concrete a tali problematiche ambientali. Inoltre, rinnoviamo la richiesta della creazione di una Consulta comunale per l’ambiente partecipata dai cittadini e associazioni, con funzione di dialogo e confronto.
Related posts
Cerca un articolo
Articoli Recenti
- 4,5 MILIONI DALLE MULTE: LA DENUNCIA DI CARAPIA (FDI)
- Villaggio Serraglio «Topi ed erbacce, il Comune intervenga sulle aree private»
- Bus arriva “lungo” alla fermata, morde l’autista e gli stacca un pezzo di orecchio
- ”Condanna per il comportamento antisindacale della Cims di Borgo Tossignano”
- Tarozzi sbeffeggia il potere: viaggio a Borgoscavo, la città delle illusioni





