Bar dell’Ospedale di Imola: ennesima aggressione. I sindacati: “Basta paura, ora fatti concreti”
IMOLA – Non c’è pace per il personale del bar situato all’interno dell’ospedale di Imola. Quella che doveva essere una tranquilla giornata di festività si è trasformata, lo scorso giorno di Pasqua, nell’ennesimo scenario di tensione e violenza. Un individuo, dopo essersi rifiutato di pagare le consumazioni, ha iniziato a insultare e intimidire pesantemente le lavoratrici presenti, rendendo necessario l’intervento immediato della sorveglianza interna e delle Forze dell’Ordine.
L’episodio di Pasqua non è che la punta di un iceberg. Già lo scorso 5 marzo, i sindacati avevano lanciato un grido d’allarme a seguito di precedenti aggressioni, alcune delle quali di estrema gravità, caratterizzate da minacce di morte e persino dalla presenza di armi da taglio.
Nonostante la richiesta formale di un incontro urgente per discutere della sicurezza nel presidio ospedaliero, le sigle sindacali denunciano un silenzio assordante: «Non è arrivata nessuna risposta e questo è inaccettabile», spiegano i rappresentanti dei lavoratori.
Serrande abbassate per paura
Le conseguenze di questo clima di insicurezza sono tangibili e ricadono direttamente sul servizio. La chiusura anticipata del bar nel giorno di Pasqua e la mancata apertura registrata lo scorso 6 aprile sono il segnale evidente di una situazione fuori controllo. Secondo i sindacati, lavorare in queste condizioni, spesso in solitudine e senza presidi adeguati, rappresenta una violazione del diritto fondamentale alla sicurezza sul luogo di lavoro.
La dura presa di posizione di FILCAMS e UILTuCS
Mattia Morotti (FILCAMS CGIL Imola) e Paola Saja (UILTuCS Emilia-Romagna) hanno deciso di alzare i toni, ponendo l’amministrazione e i responsabili della sicurezza davanti a una scelta obbligata. In una nota congiunta, le sigle dichiarano:
«Come FILCAMS CGIL Imola e UILTuCS Emilia-Romagna chiediamo la convocazione immediata di un incontro, interventi concreti e verificabili e garanzie reali per la sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici».
«Siamo pronti alla mobilitazione per garantire le tutele necessarie: nessuna lavoratrice deve entrare al lavoro temendo per la propria incolumità».
La palla passa ora alle autorità competenti, chiamate a rispondere di una situazione che mette a rischio non solo la continuità di un servizio pubblico, ma l’integrità fisica di chi, ogni giorno, svolge il proprio dovere dietro un bancone.
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