COMUNICATO STAMPA FIM FIOM UILM
Sacmi Imola riduce unilateralmente lo smart working, proclamato lo stato di agitazione

Lunedì 9 marzo Sacmi ha inviato a tutti i dipendenti del gruppo che utilizzano lo smart working una email con cui ha comunicato unilateralmente la riduzione dello strumento da due giornate settimanali a una giornata settimanale, prevedendo inoltre la retroattività della modifica a partire dal mese di gennaio, per un massimo di 50 giornate annue. Una decisione che ha generato forti malumori tra le lavoratrici e i lavoratori interessati.
Fim, Fiom e Uilm e Rsu sono intervenute immediatamente chiedendo un incontro urgente alla direzione della cooperativa, contestando il metodo utilizzato. Una modifica di questo tipo, infatti, avrebbe dovuto essere preceduta da un confronto preventivo con le rappresentanze dei lavoratori, come previsto dal contratto nazionale.
Un ulteriore elemento di preoccupazione riguarda il fatto che la mail non è stata inviata soltanto ai dipendenti della cooperativa Sacmi, ma anche a quelli delle varie società consociate che il gruppo detiene sul territorio nazionale, determinando uno stato di agitazione tra i dipendenti non solo nel territorio di Imola.

Nella giornata di oggi si è svolto un incontro presso la sede Sacmi di Imola. Fim, Fiom e Uilm hanno comunicato all’azienda di avere ricevuto dalle lavoratrici e dai lavoratori il mandato per lo stato di agitazione nelle assemblee che si sono svolte nei giorni scorsi, ribadendo la disponibilità al confronto per individuare una soluzione condivisa e arrivare ad un accordo sindacale.
Lo smart working in Sacmi non è attualmente regolato da un accordo sindacale, ma da un regolamento interno gestito direttamente dalla cooperativa, ed è stato utilizzato negli ultimi sei anni con le stesse modalità.
Nei prossimi giorni si svolgeranno assemblee sindacali sia in Sacmi Imola, sia nelle società consociate del gruppo. Fim, Fiom e Uilm non escludono azioni di mobilitazione al fine di chiedere all’azienda di rivedere la decisione presa.

«Riteniamo inaccettabile il metodo utilizzato da Sacmi – afferma Marco Valentini, segretario Fiom Cgil Imola -. Con una semplice email non si può modificare un elemento di miglior favore per le lavoratrici e i lavoratori. Durante l’incontro di oggi abbiamo chiesto all’azienda di fare un passo indietro e di aprire un confronto costruttivo per individuare soluzioni condivise. Dal canto suo, Sacmi ha manifestato la volontà di non procedere ad un confronto sul tema. Questa chiusura compromette inevitabilmente i rapporti e le relazioni sindacali che ci sono state fino ad oggi all’interno della cooperativa. Non capiamo le motivazioni di questa decisione, tanto più che negli ultimi anni Sacmi ha registrato risultati economici positivi e una crescita dei propri profitti, senza che nei confronti precedenti siano mai emerse particolari criticità legate all’utilizzo dello smart working».
“La scelta unilaterale di Sacmi e la non disponibilità ad un confronto sul tema, nonostante la richiesta fatta da Uilm di sospendere al momento la decisione assunta per confrontarsi nell’intento di arrivare ad un accordo sindacale sul merito ci ha lasciati esterefatti convincendoci che la decisione assunta non sia attinente a problematiche di produzione ma sia invece il motivo per tagliare le condizioni lavorative dei dipendenti.
Sono lontani i tempi del Covid in cui erano le aziende, per continuare a produrre seppur tra mille difficoltà, continuando a generare utili ci richiedevano accordi per far lavorare i dipendenti in smartworking
All’epoca lavoratori e sindacati con grande senso di responsabilità, tutelarono l’azienda, se stessi ed il proprio posto di lavoro affinchè dal 2019 al 2025 Sacmi potesse continuare ad incrementare fatturato ed utili
La multinazionale Sacmi con benefici fiscali da cooperativa oggi presenta il conto ai propri dipendenti dimenticandosi di quanto gli stessi hanno fatto in passato.
Il vano tentativo di arrivare ad una mediazione che abbiamo inutilmente operato come Uilm ha trovato nel muro aziendale sul merito.
Negli anni in cui le maggiori professionalità in capo lavorativo vengono assunte partendo prima dalle giornate lavorative da svolgersi in smartworking che dalla retribuzione percepita, Sacmi sceglie la strada della contrologica erigendo un muro tra se stessa, la RSU, le organizzazioni sindacali ed i propri dipendenti
La preoccupazione maggiore è che questa scelta unilaterale e d’imperio sia foriera di altre pessime notizie in arrivo visto il clima ostativo e degenerante anche nelle relazioni sindacali” questa la dura presa di posizione del coordinatore Uilm per Imola e Circondario Giuseppe Rago
-Nella giornata odierna, in un incontro unitario richiesto con urgenza alla direzione Sacmi, le organizzazioni sindacali esprimono forte preoccupazione e contrarietà rispetto alla decisione aziendale di intervenire in maniera drastica sullo strumento dello smart working.

L’azienda ha infatti assunto una posizione rigida, ritenendo tale modalità di lavoro non più matura, nonostante sia stata utilizzata per oltre sei anni e abbia dimostrato concretamente la propria efficacia sia in termini organizzativi sia in termini di conciliazione tra vita privata e lavoro. Una scelta che, a nostro avviso, è stata assunta senza un reale confronto con le rappresentanze sindacali.

Va inoltre sottolineato che lo smart working in azienda non è regolamentato da alcun accordo sindacale con le organizzazioni dei lavoratori, ma esclusivamente attraverso una policy aziendale unilaterale. Questo ha determinato che, con una semplice comunicazione aziendale, molte lavoratrici e molti lavoratori si siano trovati di fronte a una drastica riduzione dello strumento, con applicazione addirittura retroattiva a partire da gennaio scorso.

Una decisione che penalizza fortemente i dipendenti, riducendo le possibilità di conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro e svuotando di fatto uno strumento che negli anni ha rappresentato un elemento di equilibrio organizzativo e sociale.

Tale scelta appare ancora più incomprensibile se si considera il ruolo e il peso di Sacmi anche a livello nazionale. Parliamo infatti di un’azienda che ha partecipato alla definizione e al miglioramento del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, sottoscrivendo norme che valorizzano proprio strumenti di modernizzazione dell’organizzazione del lavoro e di attenzione agli aspetti sociali. Oggi, però, con una semplice mail, l’azienda rischia di arretrare rispetto a quanto essa stessa ha contribuito a costruire nell’ambito della contrattazione collettiva.

Auspichiamo che da parte dell’azienda arrivi rapidamente un ripensamento”, dichiara Antonino Liuzza della FIM CISL Area Metropolitana Bolognese. “Diversamente, saremo costretti a dare seguito al mandato ricevuto dalle lavoratrici e dai lavoratori per l’attivazione dello stato di agitazione. L’obiettivo rimane quello di riaprire un confronto vero per rimodulare lo strumento dello smart working e arrivare finalmente a una sua regolamentazione condivisa, come già avvenuto durante il periodo pandemico, quando proprio grazie a questo strumento si è garantita la continuità produttiva e si è contribuito a mandare avanti il Paese”. Preoccupa il fatto che diverse aziende stanno tornando indietro sullo smart working. Questo indica che le aziende continuano ad avere un modello organizzativo non coerente con l’evoluzione del lavoro.