L’interrogazione, firmata da Stefano Dario (SEL) , era rivolta ai Ministri dell’Ambiente, delle Politiche Agricole e della Difesa e sollevava preoccupazioni riguardo alle pratiche di geoingegneria e manipolazione climatica sul territorio italiano, in particolare l’inseminazione artificiale delle nuvole (cloud seeding). In Italia è infatti una tecnica legale e rigorosamente regolamentata (da Protezione Civile ed ENAC) che mira a stimolare la pioggia disperdendo sostanze come lo ioduro d’argento nelle nubi. Ottenne sempre risultati dubbi. Oggi, tuttavia, leggendo le pubblicazioni scientifiche sarebbe poco utilizzata. Ma c’è poca chiarezza attorno alla vicenda e il dibattito é ancora molto acceso tra la popolazione.

Le principali sperimentazioni italiane sono avvenute tra gli anni ’80 e ’90, soprattutto nel Sud e nelle Isole, per contrastare la siccità e mitigare le grandinate. Non è una soluzione definitiva alla mancanza d’acqua. Richiederebbe condizioni meteorologiche specifiche per funzionare e il reale rapporto costi-benefici è ancora oggetto di dibattito scientifico.Il cloud seeding avrebbe effetti su scala strettamente locale. Non avrebbe, secondo le riviste di settore, capacità di generare alluvioni, scatenare eventi meteorologici estremi o alterare il clima globale. Ma rimangono dei dubbi e infatti il dibattito tra la popolazione, resta più acceso che mai. É ciò che manca, è sostanzialmente più chiarezza.

L’INTERROGAZIONE

  • Il “Progetto Pioggia” pugliese: nel documento veniva ripreso il progetto del 2005 in cui la Regione Puglia (Giunta Fitto) stanziò oltre 3,6 milioni di euro per un programma finalizzato ad aumentare le piogge del 30-40% per combattere la siccità. Il progetto, affidato a una ditta svizzera, prevedeva l’uso di aerei per disperdere sostanze chimiche nelle nubi, in collaborazione con l’Aeronautica Militare.
  • Inibizione delle piogge e “bombe d’acqua”: il Senatore di Sinistra Ecologia e Libertà fece notare l’esistenza di tecniche che miravano anche a inibire e accorciare la durata delle piogge tramite la dispersione di carbonato e cloruro di calcio. Secondo il testo, questa pratica generava precipitazioni anomale e violente (le cosiddette “bombe d’acqua”), responsabili di recenti disastri sul territorio.
  • Allarme “scie chimiche” e danni agricoli: Si fece esplicito riferimento alle chemtrails (scie chimiche), accusate di rilasciare sostanze che lasciano patine biancastre al suolo. Il carbonato di calcio ricaduto a terra renderebbe i terreni eccessivamente calcarei, danneggiando la fotosintesi e rendendo i suoli agricoli sterili.
  • Caos meteorologico: La sovrapposizione di tecniche per stimolare la pioggia e di altre per inibirla starebbe generando una situazione meteorologica caotica, impossibile da prevedere e prevenire, aggravando il dissesto idrogeologico.

Le richieste ai Ministri Alla luce di quanto esposto, il Senatore Stefano chiese al Governo:

  1. Se fossero a conoscenza di queste dinamiche.
  2. Se altre Regioni abbiano attuato “progetti pioggia” simili a quello pugliese.
  3. Quali siano stati i risultati reali e i dati raccolti (radar e pluviometrici) del progetto pugliese del 2005.
  4. Di indagare se la manipolazione artificiale del clima si sia in realtà rivelata un “boomerang”, chiedendo se ci sia una correlazione diretta tra queste pratiche di geoingegneria e i recenti e drammatici eventi alluvionali (come quelli del Gargano e di Genova del 2014).