IL TERREMOTO DEL 1688 EBBE COME EPICENTRO COTIGNOLA: FU UNO DEI PIU GRAVI DELLA ROMAGNA: MA VICINO SORSE UN IMPIANTO DI STOCCAGGIO GAS
Il terremoto che colpì Cotignola l’11 aprile 1688 è classificato come uno dei più distruttivi eventi sismici della storia della Romagna . Morirono una cinquantina di persone. Si trattò di un terremoto di origine tettonica, generato dal rilascio di energia lungo le faglie presenti nel sottosuolo dell’Appennino romagnolo. La scossa distruttiva avvenne l’11 aprile 1688 alle 18.00 ed ebbe una durata di circa 20 secondi (nel linguaggio delle fonti coeve un “credo” o un “lungo ave maria”).
La località più danneggiata fu Cotignola, dove ci furono distruzioni estese a gran parte dell’abitato: 68 case crollarono totalmente e tutte le altre furono danneggiate gravemente e molte rese inabitabili; gravi danni subirono anche gli edifici pubblici ed ecclesiastici del paese, in particolare la chiesa parrocchiale di S.Stefano di cui crollò il tetto e furono gravemente lesionate le navate e il campanile. Danni molto gravi furono rilevati anche a Bagnacavallo: 40 case crollarono totalmente e quasi tutte le altre furono danneggiate; molti edifici di rilievo fra cui 11 chiese con gli annessi edifici monastici crollarono parzialmente o furono lesionate in modo grave.
A Solarolo, Russi e Lugo ci furono crolli di abitazioni. Danni rilevanti avvennero in altre 15 località circa, fra cui Forlì, Imola, Cesena e Ravenna. La scossa fu sentita in modo molto forte a Bologna e a Venezia, dove causò leggeri danni sporadici; più leggermente fu avvertita fino a Padova a nord e fino a Firenze a sud.
La scossa principale fu seguita da numerose repliche. Le più forti avvennero il 27 e 28 maggio 1688 e causarono qualche ulteriore danno a Imola e Faenza.
avvertenza : Nella foto di copertina, creata con IA, ci si è ispirati al sisma che colpì Cotignola in base alle poche illustrazioni presenti ma NON rappresenta la realtà della situazione all’epoca dei fatti.
LA SUCCESSIVA ALLUVIONE
Ad aggravare le difficoltà e le condizioni di precarietà delle popolazioni dell’area epicentrale tanto duramente colpite concorsero gli eccezionali fenomeni meteorologici che seguirono il terremoto. Infatti, a causa delle piogge ininterrotte avvenute nelle due settimane successive al terremoto, il 27 aprile 1688 gli argini del fiume Senio cedettero in tre punti. In totale furono sei le alluvioni provocate dal Senio in questo secolo,tra il 1634 al 1700.
Curiosità e controversie – il sito di stoccaggio gas
Cotignola si trova in una zona storicamente sismica dunque ubicata in un territorio dove vi è la presenza di faglie simogenetiche. Secondo INGV – come denunciò il geologo Franco Ortolani – la faglia responsabile dell’evento del 1688 si troverebbe nel sottosuolo dello stoccaggio “San Potito Cotignola”, il noto “Cluster C”. All’epoca dell’insediamento dell’impianto, il caso destò parecchio scalpore, fatto emergere dall’allora consigliera Ricci Picciloni, in quanto il sito di stoccaggio gas, oltre a trovarsi a poche centinaia di metri dall’argine destro del fiume Senio, è ubicato in un’area fortemente a rischio sismico. Per questo, dopo la denuncia di Ricci Picciloni, vennero installate quindici sonde di monitoraggio microsismico presso i pozzi di stoccaggio (allora gestiti da Edison). Ad oggi non si sa però come stiano operando queste sonde e ne abbiamo chiesto conto all’attuale gestore.
Sempre il Prof.Ortolani, nel 2019 aveva scritto:
Secondo Ortolani, la struttura geologica del territorio era incompatibile con le reiniezioni di fluidi ad alta pressione: “Le rocce che costituiscono il serbatoio naturale dello stoccaggio di metano di San Potito Cotignola si trovano nel sottosuolo interessato da faglie attive che in passato hanno già originato terremoti distruttivi e che sono già cariche di energia tettonica. Realizzare uno stoccaggio in sovraimpressione riempiendo di metano il serbatoio geologico con una pressione superiore del 20% a quella originaria è molto pericoloso in quanto aumenteranno le dispersioni sotterranee lungo le discontinuità geologiche fino a vari km di distanza dal fondo pozzo di reiniezione causando sismicità indotta con possibilità di riattivazione di faglie sismogenetiche. La concessione non si basa su una dettagliata conoscenza tridimensionale del sottosuolo e non doveva essere concessa. Lo stoccaggio è una sperimentazione pericolosa.”

1. Sistema delle Pieghe Ferraresi-Romagnole
È il sistema principale di strutture sepolte che corre sotto la pianura. Si tratta di un arco di pieghe e faglie inverse (sovrascorrimenti) che premono verso nord.
- Anticlinale di Cotignola-Bagnacavallo: È una struttura specifica individuata nel sottosuolo tra questi due comuni. È una “piega” della roccia profonda associata a una faglia inversa che può generare terremoti.
- Arco Ferrarese-Romagnolo: Il sistema più vasto di cui Cotignola fa parte, responsabile storicamente di eventi sismici significativi nella bassa Romagna.
2. Sovrascorrimento Pedeappenninico
Più a sud, verso la zona collinare (Faenza/Castel Bolognese), corre il Lineamento Pedeappenninico, un sistema di faglie che separa l’Appennino vero e proprio dalla Pianura Padana. Le scosse generate qui si avvertono con grande intensità a Cotignola.
3. Faglie Trasversali (Direzione NE-SW)
Sotto i depositi alluvionali sono presenti anche faglie minori che tagliano trasversalmente le strutture principali. Queste sono spesso meno note al grande pubblico ma fondamentali per la sismicità locale “di profondità”.
Il Terremoto del 1688
Il violento terremoto dell’11 aprile 1688 (noto come Terremoto della Romagna o di Cotignola) ebbe come epicentro proprio quest’area.
- Magnitudo stimata: circa 5.8 o 6.0.
- Sorgente: Si ritiene sia stato causato proprio dal rilascio di energia di una delle faglie appartenenti all’Arco Ferrarese-Romagnolo o a una faglia cieca (sepolta) situata tra Cotignola e Russi.
LA RICOSTRUZIONE DOPO IL TERREMOTO DEL 1688
La ricostruzione dell’area della bassa Romagna maggiormente colpita dal terremoto, che faceva parte dello Stato Pontificio, incontrò difficoltà e ritardi. Infatti, le iniziative delle autorità centrali, sollecitate dalle suppliche delle comunità colpite o dai rappresentanti governativi locali, non furono immediate, né soddisfecero le aspettative. Tanto che in alcune località della Romagna le riparazioni degli edifici pubblici avvennero a seguito dell’imposizione di collette locali, per le quali il legato di Ferrara chiese al segretario di Stato che fossero sottoposti a tali misure fiscali anche gli ecclesiastici, di norma esenti da tali richieste. Il territorio del Granducato di Toscana, più marginalmente interessato dalla scossa, fu sottoposto alla valutazione dei danni da parte del perito Antonio Ferri, inviato da Cosimo III de’ Medici, che si occupò di annotare non solo lo stato delle fortezze ma anche delle case private. Così fu finanziata anche la ricostruzione privata, recuperando i costi e permettendo ai beneficiari di rateizzare il debito contratto, secondo una consuetudine ormai consolidata in area granducale.
Nonostante la magnitudo e l’elevato grado di intensità della scossa principale, gli effetti sul contesto naturale furono pochi. Uno degli effetti evidenti dalle fonti fu rilevato a Brisighella (RA), dove un grosso macigno si staccò dal monte sovrastante il paese, causando gravi danni e la morte di 2 persone.
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