Si era nascosto in un albergo del capoluogo, Albustanji Riyad Abdelrahim Jaber, 60enne, che si stava preparando alla fuga all’estero: è accusato di aver finanziato il terrorismo islamico attraverso organizzazioni benefiche

E’ stato arrestato a Bologna il 60 enne Albustanji Riyad Abdelrahim Jaber, uno dei 9 palestinesi accusati di aver raccolto denaro per finanziare i terroristi di Hamas. Lo segnala Repubblica. La Digos lo ha fermato verso le prime luci dell’alba del 27 dicembre, in un hotel bolognese dove si era nascosto in attesa della fuga all’estero. Albustanji Riyad Abdelrahim Jaber, questo il suo nome, con altri 8 è sospettato di far parte della cellula italiana dell’organizzazione terroristica, con ruoli operativi nella gestione delle sedi territoriali, nella propaganda e nella raccolta e nel trasferimento dei fondi.

L’inchiesta è della Digos e della guardia di finanza di Genova, che hanno dato esecuzione a una ordinanza di misure cautelari nei confronti di 9 indagati emesse dal giudice genovese, su richiesta della Dda di Genova, che ha disposto anche un sequestro beni per 8 milioni di euro.

L’indagine è scaturita dall’analisi delle segnalazioni di operazioni finanziarie sospette nell’ambito dell’azione di coordinamento del Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo con le Autorità dei Paesi Bassi e di altri Paesi della Ue, è ha portato a contestare agli indagati di far parte e di avere finanziato il gruppo terroristico di Hamas.

Il finanziamento delle attività terroristiche sarebbe avvenuto tramite diverse associazioni, tra cui: “Associazione benefica di solidarietà col popolo palestinese – A.B.S.P.P.”, con sede a Genova, costituita l’11 maggio 1994, “A.B.S.P.P.O.D.V. (Associazione benefica di solidarietà con il popolo palestinese – organizzazione di volontariato)”, con sede a Genova, costituita il 3 luglio 2003 e “Associazione benefica la Cupola d’oro”, con sede a Milano, costituita l’1 dicembre 2023.

Agli indagati sono state contestate le operazioni di finanziamento, per un totale complessivo di circa sette milioni di euro, in favore proprio di associazioni che avevano sede a Gaza, nei territori palestinesi o in Israele, dichiarate illegali dallo Stato di Israele, perché controllate o comunque collegate ad Hamas.