L’abitato di Castiglioncello, piccolo borgo abbarbicato su una roccia nell’alta valle del Santerno, nel comune di Firenzuola, è stato da sempre caratterizzato da eventi funesti. In particolare, il paese “fantasma” dagli anni cinquanta, venne segnato da saccheggi, mancanza di collegamenti stradali adeguati, ancora senza acqua e corrente elettrica. Fattori che ne determinarono lo sviluppo e la stessa esistenza. Ma in particolare, vista la sua posizione, Castiglioncello venne segnato prevalentemente dal peso che ebbero le calamità naturali.
Dagli archivi parrocchiali dell’epoca, è possibile ricostruire la sfortunata storia del piccolo paese. Uno degli eventi che misero a dura prova l’abitato, fu la disastrosa piena del Santerno del 1777. Si trattò di una vera e propria alluvione. La furia dell’acqua fece straripare tutti i canali di scolo, una rete importante per l’irrigazione e per la prevenzione, di cui il territorio già all’epoca ne vantava in abbondanza.


Molti dei mulini vennero distrutti dall’acqua. In particolare, il grande “mulino di ferro”, il presidio più importante per la produzione locale, venne raso al suolo e trasportato via dalla fiumana. Il rio di Moraduccio, gonfiandosi con la piena, esondò anch’esso sfondando il poggio che sorgeva sotto all’omonimo abitato, creandosi un secondo alveo che riconfluì nel Santerno. Dai manoscritti dell’epoca, risulta che la furia del Santerno ebbe strascichi anche verso valle, mettendo a repentaglio anche diversi ponti e isolando diverse comunità, tra cui appunto Castiglioncello, che uscì provata da quell’evento. Come se non bastasse, un altro temporale, nel settembre 1784 (solo sette anni dopo), danneggiò gravemente la chiesa. Un fulmine penetrò dal campanile, uccidendo la perpetua che si trovava nella canonica. Soltanto una quarantina di anni dopo, nel 1821, Castiglioncello venne occupata dalle truppe dell’impero austro-ungarico, a difesa della dorsale appenninica nel tentativo di domare i moti rivoluzionari dei carbonari del Regno di Napoli, dopo il congresso di Lubiana. Molti uomini della grande armata rimasero in paese per due mesi, prendendo alloggio nella chiesa e distruggendone in gran parte gli arredi. La cappella venne privata dei palchi e dei serrami. Col rischio che tornasse utile a rifugio di balordi, venne cosi abbattuta e ricostruita nel cuore dell’abitato (prima si trovava vicina al cimitero ancora oggi presente ma avvolto dalla vegetazione).
Lo spopolamento di Castiglioncello, almeno in maniera considerevole, avvenne tuttavia più tardi. Con l’inizio del ‘900 e il conseguente sviluppo, l’abitato rimase sprovvisto di energia elettrica e acqua corrente; non più lambito da collegamenti stradali principali, escluso dalla strada Montanara/imolese e senza un nuovo adeguato ponte sul Santerno, il futuro del borgo venne così segnato. Le unità che lo popolavano si ridussero mano a mano, fino ad arrivare alla fine degli anni cinquanta, quando il paese rimase orfano dei suoi residenti, tra la morte degli anziani e l’andata via dei giovani. Nel 1968, nel paese già disabitato, venne ambientato il film “Flashback – La linea Gotica” di Raffaele Andreassi. Tra le case in sasso di Castiglioncello venne ambientata così quella pellicola, oggi una rarità storica, che parla di un soldato tedesco sbandato che decide di rifugiarsi nell’abitato fantasma, rivedendo i suoi fantasmi della guerra.
(Castiglioncelli – veduta della nuova dogana del Moraduccio”, disegnata da Francesco Marinelli nel 1789.)


Questi disastrosi eventi climatici, secondo alcuni studi, vanno a inserirsi in un periodo di grande piovosità, un’epoca di deterioramento climatico che andò dal 1550 al 1850. Particolarmente importante il lavoro dello studioso cesenate Antonio Veggiani, che riporta in alcuni manoscritti la ricostruzione di questo particolare periodo nel nostro territorio.
Come ricostruisce Veggiani, tra la fine del ‘500 e l’inizio del ‘600, a causa del sovralluvionamento nei letti fluviali e il continuo ripetersi delle piogge per l’aumentata frequenza, non si riuscì a bloccare le inondazioni che si facevano sempre più frequenti.
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