Ettore Contarini l’aveva definita una “isolata massa piramidale di roccia scura”. Un roccione nerastro, che si innalza ardito come un piccolo Cervino in un ambiente che contrasta completamente per i suoi dolci pendii. Il Sasso di San Zenobi, uno “straordinario monolite naturale da ammirare ed apprezzare.” Si erge nero sul pianoro e spicca e si distingue nel paesaggio circostante anche per il suo colore, tanto che era chiamato Pietramora, e per la caratteristica forma triangolare con cui si mostra di faccia a chi passa lungo la strada per Piancaldoli dal Passo della Raticosa. Una nera ofiolìte frastagliata dall’aspetto
inconsueto per le nostre montagne appenniniche, sia per la forma slanciata che
per il colore. “Sembra piovuta lì” – racconta Contarini – “in mezzo a un pascolo con le pecore di un pastore sardo stabilitosi in zona, accidentalmente e misteriosamente. In passato,
infatti, era ritenuto un meteorite enorme caduto dal cielo in tempi antichissimi.

E la totale differenza nella composizione e nella struttura chimico-mineralogica,
rispetto a tutti i suoli intorno per chilometri, confermava l’ipotesi dei vecchi geologi.
Mutilato purtroppo nella sua parte presso la via di accesso nel dopoguerra ultimo, per ricavarne materiale litico da ripianare l’adiacente strada principale devastata dai bombardamenti, questo caratteristico roccione nerastro resta tuttora integro sugli altri tre lati, anche se tende a perdere per lenta erosione gli originali pinnacoli e le strutture rocciose più gracili.”
Una roccia della crosta oceanica, la cui pietra è una combinazione di arenarie e basalto che forse faceva parte di quei vulcani estinti risalenti al periodo in cui lì in quella zona appenninica, c’era la faglia del mar della Tetide.

Vicina al Sasso, c’era l’abitazione di un contadino e la piccola chiesa di San Zanobi (libro delle decime 1299) scomparsa dopo la guerra. C’era anche una bottega che, sul valico, era importante per le soste dei viandanti. L’ultimo pastore, se ne andato qualche anno fa e per adesso, non se ne vedono altri nelle vicinanze. La festa celebrativa però, si tiene ogni prima domenica di luglio.

Su questo masso, esiste una leggenda.

La leggenda che riguarda le origini del Sasso si lega alle origini di due grandi formazioni presenti nella zona: il Sasso della Mantesca o del Diavolo, dai riflessi blu e bianchi e quello detto di San Zanobi con venature verdastre e violacee.

Nel IV secolo, il vescovo Sant’Ambrogio di Milano si incontrò col vescovo di Firenze San Zanaobi, vicino a Malomonte, dove quest’ultimo si era recato per la sua opera pastorale. In seguito a questo incontro, san Zanobi sentì raddoppiare le proprie forze ed ottenne nuove conversioni nella zona tra la Diaterna, Caburaccia e l’Idice. il diavolo convocò allora un concilio infernale, per stabilire il modo di porre termine alle conversioni e propose a san Zanobi una scommessa, secondo la quale chi avesse portato dall’Idice fino alla cima della collina il più grosso macigno sarebbe stato il vincitore e avrebbe preso tutte le anime.San Zanobi si affidò a Dio e firmò questo patto.

Il demonio raccolse un macigno e se lo mise sulle spalle con molta fatica e si incamminò; San Zanobi raccolse un macigno molto più grande sollevandolo con leggerezza e tenendolo sul dito mignolo e, superato il diavolo, lo posò nel luogo dove oggi si trova. Il demonio allora, vedendo che aveva perso la scommessa, andò su tutte le furie e gettò il suo macigno che andò in frantumi fra fuoco e fiamme (trattasi del Sasso della Mantesca o Sasso del Diavolo, situato a non molta distanza dal Sasso di San Zanobi, nella vicina Valle del Sillaro).

Fu così che, avendo vinto la gara, il Santo ebbe la possibilità di conquistare le anime degli abitanti del luogo.

CURIOSITÀ E FATTI DI CRONACA

Nel 2016, un ragazzo di trentacinque anni perse la vita in seguito ad un tragico incidente avvenuto presso il Sasso di San Zanobi. La famiglia decise di realizzare un cippo di ferro e arenaria che è stato installato ai piedi del sasso a protezione del pericoloso strapiombo. Ciò al fine di evitare ulteriori incidenti del genere e ricordare Andrea, attivo capo scout, che amava l’aria aperta, la natura, ed era solito frequentare questo luogo, che però gli fu stato fatale. Il Sasso di San Zanobi è mostrato all’inizio del film La Settimana della Sfinge di Daniele Lucchetti, del 1990; anche se poi, vedendo il prosieguo del film, la sceneggiatura dà l’impressione, ovviamente sbagliata, che sia ubicato nell’appennino riminese.Il Sasso di San Zanobi nel 2011 è stato ripreso a lungo durante il programma di Raiuno “Easy Rider”.