La Regione ha lanciato da qualche mese un’azione di recupero dei ticket sanitari non pagati, come sostiene l’ente di Viale Moro “dopo la sospensione per l’emergenza coronavirus.” Si tratta di un vero e proprio tesoretto che supera i 21 milioni di Euro. Sempre la Regione ha previsto campagne informative: in realtà molte persone, in particolare gli anziani, si sono visti recapitare richieste di sollecito di pagamento di vecchi ticket, ignari di tutto. L’assessore Fabi aveva detto: “Nessun errore da parte degli assistiti e nessuna caccia a chi ha sbagliato, ma un piano portato avanti insieme ai cittadini per garantire la tenuta di tutto il sistema”.
Ciò che è mancata completamente, è l’informazione. Il ‘buco’ dei ticket non pagati in Romagna ha visto riscosso appena il 3%. Se l’Ausl fatica a riscuoterli, non ci devono andare di mezzo i cittadini che non sono stati messi nelle condizioni di pagare precedentemente. Di conseguenza, in un breve lasso di tempo, l’ente sanitario romagnolo ha provveduto a diramare ben 100 mila solleciti. In diversi casi riguardavano anche accessi al Pronto Soccorso. Per quale motivo si apprende oggi di questi mancati pagamenti? Molto semplice: in diversi casi, ad esempio, gli operatori del pronto soccorso non avevano stampato l’avviso di pagamento quando le persone erano state dimesse. In tutta la Romagna, sono previste In 264.000 richieste di pagamento in arrivo, per un totale di 19 milioni di Euro.


In queste ore un cittadino del lughese ha fatto un appello sui social:

“Sono molto indignato, chiedo ai concittadini voltanesi se hanno ricevuto un ticket dall’ASL per la riscossione delle prestazioni degli interventi in Pronto Soccorso: mia madre, invalida al 100% con demenza senile in corso. Devo pagare 120 euro. Sabato mattina provo a contestare questa assurdità andando nelle sedi opportune. Che schifo comunque”.

Sono tante le persone che in queste settimane si stanno rivolgendo agli sportelli delle associazioni consumatori e Caf.

Le principali misure adottate

Le Aziende sanitarie – fa sapere la Regione – potranno inviare fino a due solleciti (PEC o raccomandata A/R) per i ticket non riscossi al 31/12/2024. E procedere all’iscrizione a ruolo almeno per i crediti sorti nel 2022 e precedenti. Le operazioni di recupero dei ticket saranno completate entro il 2026, mentre, nel frattempo, saranno attivate verifiche durante l’anno sullo stato dei recuperi, anche per i ticket del 2025.

Le casistiche di pagamento

La norma del Ministero della Salute prevede una quota fissa di 25 euro per prestazioni di pronto soccorso non urgenti (codice bianco e verde) e non seguite da ricovero, salvo esenzioni per i minori di 14 anni. Il ticket può salire fino a 50 euro o più in caso di prestazioni diagnostiche o ulteriori prestazioni collegate. L’Emilia-Romagna, a differenza di altre Regioni italiane, pur avendone la possibilità non ha stabilito altre tariffe o aggiunte rispetto al ticket base di 25 euro. Non è previsto alcun pagamento per chi ha avuto accesso al Pronto Soccorso in codice rosso, arancione e azzurro, indipendentemente dall’esito della visita.

Se il ticket è una misura fondamentale di compartecipazione alla spesa sanitaria, è altrettanto importante, per evitare di incorrere nella sanzione sia nel rispetto degli altri utenti e dei professionisti sanitari, dare disdetta in tempo utile delle prestazioni programmate. Chi non provvede è tenuto a pagare il ticket corrispondente previsto.

Purtroppo però, considerazione amara, non è andato esattamente come dichiarato dallo stesso assessore Fabi “non si tratta, infatti, di una mera operazione di riscossione crediti, così come non tutti coloro che non hanno pagato lo hanno fatto in malafede– rimarca l’assessore-. Quella che è partito in questa settimana è un piano di recupero dei crediti che viene portato non contro gli assistiti, ma insieme a loro, per i quali abbiamo previsto la massima disponibilità e collaborazione.”

Il problema, appunto, è la mancata campagna informativa preventiva che spiegasse la comprensibile problematica relativa alla mancata riscossione, dovuta prevalentemente all’emergenza Covid. In questo caso, anche i cittadini avrebbero compreso meglio la buona fede dell’operazione.