L’erosione spondale ha coinvolto tutta l’asta del fiume in particolare nel tratto urbano. L’ispezione condotta nella primavera del 2024 aveva evidenziato come il corso del Santerno avesse subito un significativo cambiamento morfologico a causa delle alluvioni. Dopodichè, il corso d’acqua ha dovuto sostenere ulteriori eventi molto pesanti, in particolare quello del 17-19 settembre 2024 e quello del 13-15 marzo 2025. Due eventi che hanno messo in ginocchio ulteriormente il bacino in vari punti, in particolare nel tratto urbano che lambisce l’autodromo di Imola. L’evento di piena del marzo 2025 si è verificato a cantiere già aperto, quando il nuovo muro di cinta del circuito era in fase di costruzione. Il rinnovo spondale non era ancora stato avviato. Ad oggi, la riva del Santerno appare ripristinata nel tratto dietro al paddock, dopo qualche settimana di lavori in somma urgenza. Lavori che hanno coinvolto il tratto di golena posto tra via Graziadei e il corso d’acqua, per permettere all’acqua di avere più spazio e tentare di rallentare l’erosione. Un’opera che coinvolgerà il tratto urbano di fiume che va tra il ponte della Tosa e quello della ferrovia ma che ad oggi ha visto interessato solo la parte di fronte ai box. L’erosione spondale, in particolare in destra (lato autodromo) è quella che preoccupava maggiormente. La realizzazione del muro è il primo tassello di un progetto più ampio che interesserà il fiume Santerno nel tratto fra il ponte Tosa e il ponte della Ferrovia. Servirebbe certamente accelerare con i lavori, per evitare che le frane delle sponde, dovute a piene ingenti, continuino a mangiare terreno. Questo fenomeno ha diversi aspetti negativi: oltre al venir meno di tratti di riva, aumenta il trasporto solido in acqua.
E’ quello che è successo in prossimità del ponte stretto della Tosa. Il fiume, nella piena di marzo, ha sormontato le sponde invadendo il lungofiume, danneggiandole in più punti. Tra via Tiro a segno e il Tamburello c’è bisogno di un intervento velocemente. L’erosione si è manifestata sia in sinistra, vicino alla zona camping, che in destra. In particolare, se nel tratto della “Villeneuve” la golena può fruire di maggior spazio (era stata completamente invasa dall’acqua nella piena di marzo) dietro al Tamburello il punto notoriamente con meno spazio, oggi avrà perso almeno altri due metri di terreno. Come possibile osservare dalle fotografie, poco prima del punto della collisione di Senna, tra il terrapieno dell’autodromo e il fiume ora ci saranno a malapena 5/6 metri. Proseguendo verso viale Dante, in prossimità della confluenza del rio nel sottopassaggio (siamo a metà della curva del Tamburello), la briglia per rallentare l’acqua nell’ingresso dello stesso è ancora completamente danneggiata.


La difficile coesistenza tra il fiume e l’autodromo ha sempre rappresentato un grattacapo sebbene per anni le piene del Santerno che producevano queste situazioni avvenissero con meno frequenza. Nel 1994, a seguito degli incidenti mortali di Senna e Ratzenberger, il circuito venne modificato per questioni di sicurezza e per potere mantenere sul Santerno la massima competizione motoristica. Con vie di fuga particolarmente strette, l’allora curvone veloce dove negli anni si verificarono gravi incidenti oltre quello del brasiliano, non potè mai essere oggetto di un allargamento delle sue vie di fuga mantenendone il senso e fascino originario. Il muretto, all’epoca, era ritenuta la soluzione adottabile poichè in quel punto i pneumatici avrebbero forse rischiato di far rimbalzare le vetture in mezzo al tracciato. L’unica soluzione appunto, per evitare eventi gravi, era allargare la via di fuga ma risultò inattuabile proprio per la presenza del fiume. Non puoi certo costruire delle palafitte nel corso d’acqua.
Si decise quindi di creare una chicane che salvò il Gran Premio ma snaturò l’autodromo e il parco delle Acque Minerali. Quello che oggi appare come l‘intervento più sensato, è senz’altro il lavoro in atto a valle, ma quelli più importanti di salvaguardia dovrebbero coinvolgere anche la montagna, al fine di rallentare l’acqua. Sicuramente beneficio può darlo la manutenzione, con una sorveglianza capillare del territorio e il prelievo del materiale flottante o a rischio di cauta in alveo. Stessa cosa con le frane, con l’ausilio di opere come gabbioni o briglie.


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