Era il lontano 10 Agosto 1968, quando un meteorite cadde sul tetto della casa di Nerio Cavina nella zona della “Maddalena”, sopra Fontanelice.

Una data che astronomicamente coincide con l’incontro fra la Terra e lo sciame meteorico delle Perseidi, le famose stelle cadenti popolarmente note come “lacrime di San Lorenzo”. Sono esattamente le 20,14 di tempo medio dell’Europa Centrale quando un bolide luminoso come un quarto di Luna sfreccia nel cielo e s’impone all’attenzione di migliaia di persone nelle regioni dell’Italia centro-settentrionale, 2  fino all’altra parte dell’Adriatico, nell’ex Jugoslavia. Ne parlano giornali e televisioni e subito si formula l’ipotesi che un corpo meteorico sia penetrato nell’atmosfera, incendiandosi e generando quello spettacolare fenomeno.

Dalla massa stimata di 2.6 kg, giunto alla quota di 200 km era apparso come una stella cadente, poi, a 140 km si era trasformato in un bolide con una lunga scia.

La ricostruzione della traiettoria vera del corpo venne realizzata grazie alla combinazione delle diverse traiettorie apparenti segnalate da vari osservatori distanti e distribuiti in varie regioni, che portava a concludere che il corpo fosse caduto sulla verticale di Piancaldoli, dove era esploso a un’altezza di circa 20 km dal suolo, emettendo due intensi lampi di luce e suddividendosi in più frammenti.

La deduzione degli esperti in materia portava a pensare che fosse caduto in una piccola frazione del comune di Firenzuola, posta nell’Appennino Toscano, al confine con l’Emilia, circa a metà strada tra Firenze e Bologna..

Il signor Nerio Cavina, Presidente della SACMI di allora, era proprietario di una villetta di nuova costruzione in località Maddalena a circa 10 km da Piancaldoli, il quale, con le prime piogge di settembre del 1968, nota con disappunto una macchia d’umidità nel soffitto.

Cavina chiama un operaio ed insieme fanno un sopralluogo sul tetto e trovano una delle tegole marsigliesi rotta con un foro a bordi netti di circa 8 cm. La rimuovono e sotto di essa compare un sasso bruciacchiato delle dimensioni di una grossa noce; l’operaio lo butta nel terreno accanto pensando a un ragazzo che si era divertito a tirare con la fionda e sostituisce la tegola. Cavina rimugina su quella strana storia, si chiede come mai il sasso abbia potuto praticare un foro così regolare, si ricorda del fenomeno luminoso del mese precedente, cui ha assistito mentre era seduto davanti casa, e comincia a sospettare un’origine cosmica del sasso.

Decide di recuperarlo dal campo in cui era stato buttato e lo porta al suo collega astrofilo Rino Morini, socio dell’Associazione Astrofili Bolognesi, con la richiesta di farlo analizzare da una persona esperta. Ma prima di separarsene Cavina, ahimè, dà un colpo di martello al presunto meteorite e ne ricava più pezzi, uno o due li tiene per se e altri tre li affida a Morini.

Quest’ultimo li mette da parte..in attesa di una riunione degli astrofili..in cui esporre la storia..di fatto li dimentica in un cassetto.
Passa più di un anno e..agli inizi del 1970, con l’uscita del numero di gennaio-marzo del giornale dell’A.A.B. Morini legge l’articolo di Nuccio e Baldinelli con l’ipotesi della caduta del bolide sulla verticale di Piancaldoli.

Il cerchio si è finalmente chiuso, i pezzi del presunto meteorite arrivano immediatamente all’ASDI di Palermo. Sono tre frammenti, due di 1.5 e 2 cm cubici rispettivamente, del peso di circa 7 grammi ciascuno, un terzo minuscolo, poco più di un millimetro, tutti di colore bruno scuro..con qualche alterazione rossiccia dovuta all’ossidazione atmosferica e privi di un’evidente crosta di fusione.Si trattava di una condrite, la cui classificazione precisa un contenuto ferro metallico e con una composizione mineralogica non equilibrata..

Non una condrite qualunque, ma un testimone prezioso dei processi in cui la nebulosa solare primordiale si aggregava dando vita ai primi corpi solidi del sistema .

Il racconto è basato sulle testimonianze pubblicate su “Il Filo” del Mugello e “Storie e Luoghi del nostro Amato Paese”