Pedagna – Imola. La storia di Matteo, 52 anni, che ha perso il lavoro per accudire la sua convivente, malata di tumore e scomparsa a soli 53 anni tre mesi fa. “Vado avanti col pacco alimentare della Caritas” Matteo venne a vivere a Imola 45 anni fa con sua madre, dalla provincia di Roma. Qui si è sempre trovato bene. Studiava Legge a Bologna quando la madre si ammalò, per seguirla dovette abbandonare gli studi a solo due esami dalla laurea. Poi l’incontro con la compagna. Matteo vive una vita tranquilla con lei quando arriva la tremenda notizia. Tumore ai polmoni, inizialmente asintomatico. Matteo la accudisce, nel frattempo l’azienda dove lavora, come meccanico specializzato, entra in un periodo di crisi. In fabbrica tira una brutta aria, così Matteo si licenzia. La compagna dopo poco tempo viene ricoverata e muore soltanto tre mesi dopo la diagnosi di tumore ai polmoni. La figlia della sua compagna può subentrare come intestataria dell’immobile Acer dove vivevano, ma preferisce tornare dai nonni materni, in Campania. Matteo rimane da solo, nella casa in Pedagna, che occupa illegittimamente. “Vivo con il terrore che arrivi l’ufficiale giudiziario da un momento all’altro”. Matteo non sa dove andare, non ha parenti ne soluzioni alternative e nel contempo le difficoltà di ripartire dopo il lutto. Sull’immobile gravano delle morosità, Matteo si trova a vivere in questa situazione di incertezza, senza luce ne acqua corrente (solo il minimo di legge, che gli permette a malapena di lavarsi), e chiede una proroga ad Acer quantomeno per potersi organizzare nel trovare un immobile. “L’alternativa è andare in macchina, non ho piu parenti.”
AIUTIAMO MATTEO – 345093368
Related posts
Cerca un articolo
Articoli Recenti
- “I decreti ministeriali non possono sanare i vizi di omologazione”
- Il cantiere della nuova CRA in via Laguna appeso al destino della CIMS
- Droga al posto delle caramelle: pusher traditi da una scatola di mentine
- Imola, la nomina che fa discutere, Roi: “Per noi c’è un conflitto d’interessi”
- CIMS, Noi per Imola denuncia il silenzio delle istituzioni “Si rischia un CESI bis”





