Imola. Sono trascorsi 28 anni dalla morte di Roland Ratzenberger e il ricordo è ancora vivo nei cuori e nelle menti degli imolesi, che non lo hanno mai dimenticato.
Classe ’60, chiedeva solo una chances per gareggiare tra i migliori dopo anni di gavetta tra le formule minori. Quell’occasione era finalmente arrivata quell’anno, che coincideva con l’arrivo di nuovi e pericolosi regolamenti; a bordo di una vettura tutt’altro che fortunata. La Simtek, motorizzata Ford, che mostrava un’accattivante livrea su cui campeggiava uno sponsor niente male. Roland però era felice di potersela finalmente giocare coi migliori, nonostante avesse i dollari per gareggiare in solo 4 GP. Che, se andava bene, potevano bastare per fare curriculum in vista di un futuro in qualche categoria comunque appetibile.
E Roland a quel futuro, che se l’era sudato con sacrificio nonostante le perplessità dei genitori che lo volevano ingegnere, non ci voleva rinunciare assolutamente.
Nei box, al mattino di sabato 30 aprile, si respira un’aria tranquilla, nonostante il botto di Barrichello del giorno prima. Le prime avvisaglie dei nuovi pazzi regolamenti. E non solo, poco dopo Rubino, nello stesso punto e con la stessa dinamica, esce anche Olivier Beretta a bordo della sua Larousse: una bella botta e un rischio scampato per un pelo: la parte posteriore della vettura lascia modo al francese di uscire dall’abitacolo con le proprie gambe. Un episodio che passò in secondo piano ma non meno grave.

Ratzenberger poco prima di partire per le qualifiche

Paolo Ciccarone, inviato del settimanale “Rombo” da tempo tra i più apprezzati giornalisti in materia, sta passeggiando per la pit-lane a caccia di qualche intervista per il prossimo numero. Qualcosa di non banale, possibilmente che racconti una storia poco conosciuta. Nell’ultimo box, quello più sfigato, incastrato fra la clinica mobile e l’ingresso in pit-lane, c’è il garage della novellina Simtek-Ford. Lì in piedi, sorridente e vestito di tutto punto, c’è questo ragazzone bruno. Paolo Ciccarone, come ha fatto sapere più volte, gli si avvicina per fare due chiacchiere. Per capire se raccontare questa storia sconosciuta. Ma Roland è teso e soprattutto concentratissimo per le imminenti qualifiche. Sa bene che se non spingerà al massimo c’è il rischio che la sua Simtek non si qualifichi per la gara dell’indomani –“Vieni domattina che è il momento migliore, metti che non riesca a partire nemmeno stavolta..” gli dice.
Ma il pilota di Salisburgo, con in mano il suo casco che ricorda la bandiera austriaca, è felice per quell’invito: forse una delle poche richieste di interviste degli ultimi tempi – “Ho racimolato i soldi per quattro gare, se va bene ne riesco a fare cinque” – confessa al reporter – “Una intervista potrebbe servirmi davvero, questo è il mio numero”Roland consegna al giornalista un biglietto da visita. I due si salutano. Poco dopo la monoposto blu e viola di Roland parte dalla pit-lane e si avvia solitaria sulle colline del Santerno. Qualche giro e l’incidente fatale che tutti conosciamo. Ciccarone sta seguendo l’accaduto dai monitor situati nel box Williams; “mi spingono fuori, chiudono le saracinesche e allontanano tutti.” – ricorda il giornalista su Automoto.it – Nella corsia dei box i commissari, via radio, sanno già tutto ” – dicono – “Soccia che botta, puvraz, l’è andè”.

L’inviato di Rombo vede spuntare il carroattrezzi, con sopra quello che rimane della Simtek: si avvicina, da un’occhiata nell’abitacolo: il buco nella fiancata attira la sua attenzione – “tocco l’interno e vedo il sedile frantumato. Metto due dita per vedere quanto è rovinato e quando le tolgo me le ritrovo piene di sangue” – ricorda la firma di rmcmotori.com. L’inviato rimane immobile a guardarle chiedendosi cosa sia successo. Tutto è accaduto così in fretta da quando aveva di fronte quel ragazzo, pochi attimi prima – “con casco e tuta nuova da mostrare con orgoglio”. Non ci saranno interviste postume, ma un ricordo e un’accusa ai nuovi, assurdi, regolamenti introdotti in quella stagione : “proprio quel sabato notte prima di stravolgere il giornale e le nostre vite, feci il titolo: Più sicure di così, si muore…. “ ricorda su Automoto.it il giornalista, nella storia dell’ultimo della classe che per una sfortunata ragione è passato alla storia ma non certo nel modo in cui avrebbe desiderato – “E a ricordare quell’ultima intervista, che non feci mai, e a una considerazione che vale per tutte le categorie da corsa: anche l’ultimo merita rispetto come il primo