SPECIALE “GIORNATA DELLA MEMORIA “
ROCCA SFORZESCA – CARCERE NAZIFASCISTA DURANTE LA 2a GUERRA MONDIALE


Centinaia di morti – SOLTANTO NEL PERIODO DELLA RESISTENZA (La lapide posta all’interno della Rocca ne indica 278, fra uomini e donne, ma sarebbero molti di più)-cittadini prevalentemente del Circondario, Partigiani, avversari politici – che VENNERO INDOTTI AD ATROCI SOFFERENZE ALL’INTERNO DELLE CARCERI DEL MONUMENTO MEDIEVALE
LA VICENDA DI VITTORIANO ZACCHERINI , UNO DEI POCHI A SALVARSI Assieme a GINA MANARESI, anch’essa rinchiusa e torturata all’interno del castello.

IL TESTO INCISO NELLA LAPIDE POSTA NEL CORTILE DELLA ROCCA SFORZESCA

Fino a pochi anni fa il tipo di utilizzo della Rocca Sforzesca di Imola era molto diverso da quello attuale. È stato il 1958 l’ultimo anno in cui il castello medievale rimase aperto come carcere mandamentale, per la zona dell’imolese di alcuni comuni limitrofi. Fortunamentamente, da lì in poi, il monumento imolese più importante è andato incontro ad una notevole riqualificazione che lo farà diventare il museo che oggi conosciamo, con un importante collezione di armi storiche, camminamenti, terrazze, le torri, il cannoniere, le stanze del “segretino”(questi ultimi tre locali erano utilizzati come celle carcerarie)
Fu adibito a carcere col passaggio di Imola allo Stato Pontificio, utilizzo poi proseguito col Regno d’Italia. Tuttavia, il suo periodo più buio, la Rocca lo ha incontrato sicuramente durante la Seconda Guerra Mondiale. Al suo interno, le camicie nere perpetravano le mattanze ai prigionieri politici, che venivano condotti qui, dove venivano torturati barbaramente.

Sono 278 gli uomini e le donne – prevalentemente tutti del Circondario Imolese – che durante la Resistenza vennero incarcerati, e uccisi, nelle galere della Rocca, o comunque indotti in fin di vita e uccisi – tramite esecuzione- in altri luoghi vicini . La targa, posta nel cortile della Rocca, ne conta appunto 278.

Dai carcerieri – le Brigate Nere – talvolta assieme a dei reparti di SS – molti prigionieri vennero torturati e condotti ad una fine atroce, talvolta avvenuta in altri luoghi (ricordiamo l’eccidio di Pozzo Becca, quello del Podere La Rossa) o condotti nei campi di sterminio o anche al poligono di tiro di San Ruffillo, a Bologna.
Anche Vittoriano Zaccherini, superstite dei campi di sterminio, fondatore ed ex Presidente di Aned Imola, venne incarcerato all’interno della Rocca prima di essere condotto a Mauthausen.
“Il 20 novembre 1944 Zaccherini, rientrando a Imola venne immediatamente arrestato dopo la “soffiata” di una spia. Rinchiuso nel castello, subì pesanti interrogatori da parte dei nazifascisti.
Il 28 novembre fu immerso in una vasca d’acqua posta sul torrione e più volte picchiato con il calcio di una rivoltella perché restasse sottacqua. Si ammalò di tonsillite.
Poi , sul finire di novembre fu trasferito nel carcere di San Giovanni in Monte, a Bologna, assieme ad altri imolesi tra cui Walter Tampieri.


“Il 22 dicembre 1944 fu inviato a Bolzano con una ventina di giovani e poi a Mauthausen, il noto campo di sterminio austriaco. Sistemato nella baracca n. 24 detta “quarantena” insieme con Vero Vannini, Tampieri, Antonio Morini, Sante Noferini , Athos Marri, fu poi trasferito a Gusen e destinato a lavorare per la Stayer. Fu l’unico del gruppo che riuscì a salvarsi. Tutti i giorni, su consiglio di un deportato ucraino, mentre si recava al lavoro mangiò un pezzo di carbone d’antracite che gli evitò la dissenteria.
Il 5 maggio 1945 fu liberato dagli alleati.
Rimasto in baracca, perché “avevo la scabbia”, fu successivamente trasferito in un ospedale da campo a Berlino. Il 20 giugno 1945 intraprese il viaggio di rientro a Imola dove giunse il 26 giugno 1945.
Riconosciuto partigiano con il grado di sergente dall’1 giugno 1944 al 14 aprile 1945.”
Sembrano passati secoli, ma non sono trascorsi neanche ottant’anni. Nonostante questo, il nazifascimo e di conseguenza l’Olocausto appaiono oggi, per qualcuno, come un dramma più lontano: il ricordo si sta affievolendo?

Il duemila, la pandemia, l’aggiunta di altre numerose giornate stanno come rischiando di depotenziare la discussione e la Giornata stessa della Memoria, che serve anche a farci riflettere sull’enormità di questa tragedia, anche quando i superstiti non ci saranno più.

Vittoriano Zaccherini